Casasold, tecnologia e rigenerazione urbana in Borsa

Casasold è nata da una specifica domanda del mercato. Molti proprietari di vecchi appartamenti o uffici in città di provincia e nelle loro periferie non riescono a ottenere delle quotazioni adeguate. Sono costruzioni inserite in mercati dai prezzi stagnanti, spesso da molti anni, ma con un elevato numero di compravendite immobiliari, luoghi dove è difficile vendere appartamenti datati.
Noi interveniamo con processo di riprogettazione e ristrutturazione di cui anticipiamo i costi garantendo la vendita dell’immobile entro 12 mesi dall’inizio dei lavori. I proprietari riescono così a vendere a prezzi adeguati gli appartamenti e noi a ottenere i nostri margini. Il tutto senza consumo di nuovo suolo e favorendo anzi un positivo processo di rigenerazione urbana”.
Omero Narducci, azionista, presidente e fondatore di Casasold (dopo esperienze come CFO di Aruba e di Mobyt), ci spiega così il business model della matricola di Piazza Affari, aggiungendo però che ci sono delle caratteristiche che la rendono unica nel suo panorama.

Quali?

“Abbiamo un metodo rigoroso, che ci consente di valutare al meglio tutte le operazioni, di selezionare le migliori opportunità, di gestire il rischio e la crescita con una piattaforma tecnologica che oggi non ha eguali nel settore. Quando entriamo in una nuova città (oggi Casasold è attiva a Trento, Verona e Vicenza, ndr) studiamo approfonditamente il mercato, contattiamo le agenzie immobiliari, individuiamo le zone di prezzo omogeneo, raccogliamo tutte le informazioni nel nostro database. Poi contattiamo tutte le imprese edili e le agenzie del territorio per il set-up tecnico. A quel punto passiamo all’azione commerciale basata anche su un marketing multicanale. Il nostro software proprietario raccoglie quindi tutti i dati provenienti dal web, dalle agenzie immobiliari, dalle transazioni avvenute e li elabora. A quel punto è in grado di calcolare i valori potenziali in gioco e quindi ci permette di selezionare le operazioni che presentano marginalità potenziali adeguate. Questo è il nostro vantaggio competitivo principale: molte agenzie sanno calcolare il valore attuale di un vecchio appartamento, ma noi siamo in grado di valutarne il valore futuro, dopo la ristrutturazione: questo fa la differenza”.

Il nuovo modello di business è partito a fine 2019 e siete cresciuti anche nel 2020 della pandemia. Lo scorso marzo 2021 avete collocato circa 800 mila azioni a 3,33 euro ciascuna, per una raccolta complessiva di circa 2,7 milioni di euro. Un’operazione tutta in aumento di capitale, con i maggiori azionisti (in primis lei e l’amministratore delegato Stefano Dallago) che hanno siglato clausole di lock-up a 18 mesi. Come mai la decisione di quotarvi e cosa farete delle risorse raccolte?

“I motivi della quotazione sono molteplici. Abbiamo pensato al riposizionamento competitivo e all’aumento della nostra visibilità, ma la ragione essenziale dell’IPO è la crescita. Casasold è stata sempre profittevole e diversi mercati hanno risposto meglio delle attese in un periodo sfidante come quello del Covid. Abbiamo aperto cantieri e registrato quindi la necessità di finanziarli. Ci siamo strutturati in maniera adeguata. Questo ha comportato per esempio l’assunzione di figure essenziali, come il responsabile tecnico e il responsabile amministrativo”.

Il 2020, un anno di crescita, si è concluso con un valore della produzione di 1,44 milioni di euro, con un ebitda di 322 mila euro e un utile netto da 159 mila euro. Il patrimonio era pari a più di dieci volte la PFN, ma il capitale circolante mostrava già una certa crescita. Nel primo semestre del 2021 avete raddoppiato i ricavi netti da 643 mila a 1,36 milioni di euro, l’ebitda è cresciuto, ma il risultato operativo è sceso da 172 a 119 mila euro e l’utile netto da 122 a 80 mila euro. Dopo la quotazione mostrate una PFN positiva per 1,59 milioni di euro, un patrimonio da 3,26 milioni e un capitale circolante netto in crescita da 275 a 887 mila euro. Questo dà l’impressione di un’attività vivace. Crescerete anche in futuro? Come state affrontando le sfide del presente, dalla pandemia al bonus 110%?

“Stiamo investendo nella nostra impresa, nel personale, nel software, nei cantieri. A fine giugno 18 appartamenti generano ricavi e ne abbiamo 29 in portafoglio. Percepiamo una fase di passaggio, di crescita importante che stiamo gestendo con attenzione. Stiamo lavorando per fare crescere la società, i nuovi contratti firmati confermano questo trend.
Quanto al bonus 110%, operando noi negli interni delle abitazioni con le nostre ristrutturazioni non siamo direttamente interessati dal provvedimento, anzi il sovraccarico degli uffici urbanistici comunali ha allungato anche di mesi gli accessi agli atti e le procedure, costringendoci a dilatare alcuni aspetti del processo. I cantieri però proseguono e il nostro business ha già saputo dimostrarsi flessibile, resistente e profittevole. ”.

Luca Perrone

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